Domanda di: Dr. Quirino Pagano | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.1/5
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I piedi si definiscono piatti quando presentano un arco plantare mediale più basso della norma o completamente assente. Di conseguenza, chi soffre di questa alterazione anatomica possiede piedi la cui parte centrale interna appoggia del tutto, o quasi, al suolo.
il piede piatto si riconosce perché lascia l'impronta dell'intera pianta (o quasi) impressa sulla superficie: in questo caso la sezione centrale, corrispondente agli archi plantari, è larga quasi come l'intera larghezza dell'impronta.
Possibili conseguenze del piede piatto comprendono alluce valgo, dita a martello, fasciti plantari, metatarsalgie, tendinopatie (soprattutto a carico del tendine del muscolo tibiale posteriore), artrosi e crollo della volta plantare.
Piede piatto: quali trattamenti possibili? Il principale trattamento utilizzato per il piede piatto è rappresentato dai plantari ortopedici. Non si tratta di una terapia volta a curare il disturbo ma a correggere la postura del bambino mantenendo sollevato l'arco plantare, con benefici sul cammino.
Il piede piatto è una conformazione del piede caratterizzata dall'appiattimento della volta plantare (la parte della superficie plantare del piede che, in situazioni fisiologiche, non tocca il terreno quando si è in posizione eretta) e dalla valgo-pronazione del calcagno.