Uscire da un ictus richiede un intervento medico tempestivo (fibrinolisi o trombectomia) entro poche ore per rimuovere il coagulo, seguito da una riabilitazione precoce e multidisciplinare (fisioterapia, logopedia, terapia occupazionale) per recuperare le funzioni perse. La plasticità cerebrale permette miglioramenti anche a lungo termine con esercizi costanti e supporto.
Quanto tempo ci vuole per riprendersi da un ictus?
Dopo un episodio di ictus primitivo,un individuo può andare incontro alla morte nei successivi 28 giorni. In caso di sopravvivenza, quasi sempre il paziente andrà incontro aduna fase di riabilitazione, di durata variabile, da alcune settimane ad alcuni mesi.
Per esempio, indossare una fascia sull'arto non colpito durante attività quotidiane come mangiare, lavarsi o scrivere può stimolare il cervello a riattivare le connessioni con quello debole.
L'unica cura possibile per l'ictus è la rimozione del coagulo che causa l'ostruzione. «Ciò può avvenire secondo due modalità. La prima consiste nella rimozione mediante un intervento farmacologico volto a "scogliere" il coagulo, la cosiddetta fibrinolisi.
L'ictus emorragico rappresenta solo il 15% di tutti gli ictus, ma è il più grave e potenzialmente fatale, perché si verifica quando appunto un'arteria cerebrale si rompe.