Domanda di: Dr. Fatima Montanari | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.3/5
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Gli schiavi venivano venduti nelle botteghe, sui mercati o nel Foro, sotto la sorveglianza di appositi magistrati, a tutela dei rilevanti profitti statali. Generalmente, stavano su un palco girevole, con al collo un cartello, titulus che indicava la nazionalità, le attitudini, le qualità e i difetti.
Gli schiavi neri sono stati scambiati con whisky, tabacco, rum, cannoni, sbarre di ferro, rame, lana, cotone, lino, seta, fucili, braccialetti, polvere da sparo, ecc. I negozianti africani procuratori di schiavi facevano razzia nei villaggi e vendevano gli indigeni ai mercanti europei che attendevano sulla costa.
Non avevano dignità giuridica, non potevano possedere né beni di proprietà e neanche una propria famiglia, dal momento che il loro matrimonio, anche se raggiunto con il consenso del padrone, si considerava come un semplice concubinato ed i figli nati da esso erano di proprietà del padrone.
Per la buona riuscita della vendita era necessario che l'auctiones si svolgesse in una zona centrale, con molto passaggio e comunque abbastanza vicina alle tabernae dove venivano tenuti gli schiavi ed inoltre doveva essere facilmente sorvegliabile per controllare eventuali tentativi di fuga.
Perciò di solito gli schiavi venivano ripresi e duramente puniti, marchiati, mutilati o anche uccisi in modo da scoraggiare chiunque volesse fuggire. Le condizioni di vita inumane provocarono anche alcuni tentativi di rivolta. Essi avvenivano a volte già sulle navi che trasportavano i neri in America.