Domanda di: Ing. Isira Rossi | Ultimo aggiornamento: 8 dicembre 2023 Valutazione: 4.2/5
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La morte è infatti definita come la cessazione dell'integrità dell'intero organismo, dunque occorre rilevare i segni della cessazione di quest'integrità e pertanto si studiano gli organi che più di altri coordinano, presiedono e sostengono l'organismo nella sua totalità.
Quando siamo morti, invece, non esistiamo più. Quindi: quando ci siamo noi la morte non c'è e, viceversa, quando c'è la morte non ci siamo noi. Dal momento che non la incontreremo mai non ha senso averne paura. Non ci resta, quindi, che goderci la vita!
L'accertamento della morte viene effettuato sulla base della visita del cadavere, senza ricorso a particolare strumentazione. Dovrà essere il medico a “rinvenire” sullo stesso i segni caratteristici della morte e sulla base di questi dovrà compilare il cosiddetto “certificato necroscopico”.
La morte è la fine dell'esistenza corporea e può arrivare nelle nostre vite attraverso la perdita di persone per noi importanti, attraverso una diagnosi infausta che riguarda noi o altri oppure, più semplicemente, condizionarci con la paura di morire o che altri muoiano.
Dal punto di vista medico, la morte è generalmente definita come l'assenza di attività cardiaca e respiratoria, ma può essere anche caratterizzata dalla cessazione delle funzioni cerebrali. Esistono due principali definizioni di morte: la morte cardiaca e la morte cerebrale.