Sotto il velo di Maya, inteso come il mondo fenomenico illusorio (rappresentazione), Arthur Schopenhauer identifica la volontà di vivere (Wille zum Leben), un'energia unica, irrazionale, eterna, inconscia e cieca che muove tutto l'universo. Non si tratta di una realtà ordinata, ma di una forza primordiale e incessante, priva di scopo, che costituisce la vera essenza noumenica del mondo.
Schopenhauer sostiene che questa conoscenza non sia oggettiva: conoscere il mondo attraverso i sensi non significa comprenderlo nella sua vera essenza. Il "vero" mondo si nasconde agli occhi dell'uomo, situandosi dietro un velo.
Questo «velo» come quello di Iside, di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel saṃsāra, ovvero il continuo ciclo delle morti e ...
Schopenhauer lo sviluppa vedendo nel velo di Maya la metafora dell'inganno percettivo che avvolge l'esperienza umana, impedendo all'individuo di cogliere l'essenza autentica della realtà. Secondo il filosofo, ciò che percepiamo non è altro che una rappresentazione illusoria, simile a un sogno.
Ciò che rende questa sua posizione peculiare e di interesse per noi è l'idea che, a differenza di quanto sosteneva Kant, per Schopenhauer fosse possibile conoscere il noumeno: andare oltre il velo di Maya delle forme pure a priori di Kant.