La storia di Davide e Golia insegna che l'intelligenza, la fede e il coraggio possono sconfiggere la forza bruta e le sfide apparentemente insormontabili. Dimostra come la fiducia in se stessi e in Dio permetta di superare le paure, trasformando i "giganti" della vita (difficoltà, prove) in vittorie attraverso la virtù.
Davide ci insegna che il più grande tranello non è cadere, ma pretendere di essere perfetti, costruire un'immagine di sé impeccabile e nascondere le proprie crepe dietro un'armatura che non è la nostra. Ci sfida a essere autentici, a combattere con i nostri "cinque sassi", non con le armi degli altri.
Davide è ricordato nella tradizione ebraica come re esemplare perché "secondo il cuore di Dio" (cf At 13, 22; 1 Sam 13, 14) e come colui dalla cui stirpe nascerà il messia, secondo la testimonianza del primo evangelista quando nella genealogia si riferisce a Gesù Cristo come "figlio di Davide" (Mt 1,1).
Perché? “Figlio di Davide” era un termine messianico: Nell'Antico Testamento, Dio aveva promesso al re Davide che uno dei suoi discendenti sarebbe stato il Messia (2 Samuele 7:11-16). Il popolo d'Israele avrebbe familiarizzato con la promessa e quindi il termine "Figlio di Davide" divenne un titolo per il Messia.