Locke parte con una critica all'innatismo (presenza di idee innate nell'uomo). Egli sostiene che la mente di un individuo alla nascita sia vuota e che si riempia di conoscenze in seguito alle esperienze.
Lo stato non può in alcun modo avere un potere assoluto perché non può esistere un uomo (un sovrano) che possa privare un altro uomo dei suoi diritti naturali. La libertà, la proprietà e la vita sono diritti che non sono stati concessi dal sovrano e, quindi, non possono in alcun modo essere tolti.
Locke afferma che non esistono idee innate, ma la fonte di esse è l'esperienza e sono di due tipi: di sensazione (provengono da oggetti esterni tramite i cinque sensi), di riflessione (derivano dall'esperienza interna come stati d'animo, passioni); entrambi sono fonte della nostra conoscenza.
Poiché l'esperienza è esterna e interna, Locke distingue tra le idee di sensazione, ottenute per il tramite delle sensazioni (come il colore, il caldo, il freddo, il dolce, l'amaro), e le idee di riflessione, che nascono dalle operazioni del nostro spirito (come pensare, volere, desiderare e così via).
Quindi, per Locke, non possiamo conoscere la sostanza e l'essenza delle cose. Non possiamo avere esperienza della sostanza perché appartiene alla metafisica ma solo delle idee semplici. La conoscenza può attuarsi attraverso diversi gradi della conoscenza: per intuizione, per dimostrazione, per sensazione.