Sigmund Freud non considerava l'omosessualità una malattia o un vizio, bensì una "variazione della funzione sessuale" derivante da un arresto dello sviluppo psicosessuale. Pur considerandola una deviazione dall'eterosessualità, sosteneva che non fosse motivo di vergogna e che fosse presente in forma latente in tutti gli individui (bisessualità innata).
Freud non considerava l'omosessualità come un sintomo di malattia. Al contrario, poiché era convinto che l'istinto omosessuale fosse un dato biologico naturale, il fatto che alcuni individui esprimessero attivamente le proprie pulsioni omosessuali significava che le vivevano in modo non conflittuale.
Le motivazioni psicodinamiche dell'omosessualità sono da ricercare sopratutto in un blocco del normale training erotico nell'infanzia o nella pubertà, derivato essenzialmente dai modelli parentali. Nella maggior parte dei pazienti omosessuali si rivela una profonda insicurezza rispetto al ruolo sessuale.
Egli credeva che la libido fosse presente sin dalla nascita, sottolineando l'importanza della sessualità nella vita di un individuo fin dai primi momenti. Questa teoria ha sottolineato il fatto che la sessualità non è limitata all'atto sessuale in sé, ma è una forza che guida i desideri, le emozioni e le azioni umane.
La maggior parte dei testi biblici che si riferiscono all'omosessualità ne danno un giudizio negativo, con la notevole eccezione dei Libri di Samuele. Il popolo di Sodoma che vuole rapire gli angeli per poter abusare di loro.