«Mio caro Mussolini, mi stupisco di voi e del popolo italiano. Io ho rischiato tutto, ho dato tutto, ho avuto tutto. Sono padrone di Fiume, del territorio, d'una parte della linea d'armistizio, delle navi; e dei soldati che non vogliono obbedire se non a me. Non c'è nulla da fare contro di me.
Sui rapporti tra fiumanesimo e fascismo l'autore riprende l'ormai assodato afascismo(se così vogliamo definirlo) dannunziano: «Il regime saccheggiò il Fiumanesimo non solo dei simboli, della liturgia, delle parole d'ordine, dei metodi della propaganda politica, e in primo luogo del rito populista del 'discorso dal ...
Allo stesso tempo, Mussolini temeva il pensiero dannunziano il suo potere e la sua forza sovversiva, mentre D'Annunzio aveva un certo timore nel contrapporsi, se pur in maniera parziale, al regime fascista, temendo ritorsioni.
Il poeta non aderì mai ufficialmente al fascismo (anche se all' inizio aveva aderito ai Fasci di combattimento), ma nonostante ciò molti suoi motti e simboli utilizzati a Fiume, vengono usati dai fascisti per celebrare D'Annunzio come uno dei più importanti e fecondi scrittori Italiani.
Ritiratosi nella villa Cargnacco, in quello che poi chiama il "Vittoriale degli Italiani", sul Lago di Garda, viene colto alla sprovvista dal colpo di mano di Mussolini, con cui negli anni avrà un rapporto difficile, pur diventando, nel 1937, presidente dell'Accademia d'Italia. Muore nel 1938.