Ma, anche dopo avere ricevuto la fatidica lettera di licenziamento, l'interessato può difendersi, contestando la decisione aziendale. Per fare ciò è indispensabile rispettare determinate scadenze, in particolare: 60 giorni per inviare una PEC o raccomandata all'azienda per notificare la volontà di fare ricorso.
Qualora si venga licenziati per giustificato motivo si avrà diritto al preavviso, al TFR (trattamento di fine rapporto) e all'indennità di disoccupazione (la cosiddetta NASPI).
Il preavviso decorre dal momento in cui la comunicazione di licenziamento giunge a conoscenza del lavoratore, da individuarsi con la data in cui questi riceve materialmente la lettera. Per avere tempi certi è bene optare per una raccomandata a mano datata e firmata per ricevuta dal lavoratore.
Cosa deve pagare il datore di lavoro in caso di licenziamento?
L'importo del ticket licenziamento è fissato in misura pari al 41% del massimale mensile di disoccupazione (il cui importo è comunicato con apposita circolare INPS ogni anno) per ogni 12 mesi di anzianità aziendale del cessato negli ultimi tre anni. Per quest'anno si considera la circolare n. 14 del 3 febbraio 2023.
137/2021 e per il massimale previsto dalla circolare n. 14/2023 (nel 2022 il riferimento era la circolare n. 26/2022), il ticket di licenziamento ammonta a euro 603,11 (41% del massimale mensile di 1.470,99 euro) per ogni anno di servizio del lavoratore cessato, fino ad un massimo di euro 1.809,33.