Mussolini non ha inventato le pensioni, ma il regime fascista ha riorganizzato e ampliato il sistema previdenziale preesistente, trasformando enti volontaristici in istituzioni obbligatorie e nazionalizzandole, creando l'INFPS (poi INPS) e ampliando le coperture (es. per dipendenti pubblici e privati) e le gestioni, rendendo il sistema più organico ma strumentale al consenso, senza però introdurre il concetto di pensione in sé, già esistente dal 1898.
Fu il fondatore del fascismo ed il primo tra i dittatori fascisti dell'Europa novecentesca. Tenne la carica di Presidente del Consiglio del Regno d'Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943; dal settembre 1943 al 25 aprile 1945 fu a capo della Repubblica Sociale Italiana.
Il primo sistema di garanzie pensionistiche, destinato ai soli impiegati pubblici e ai militari, risale al 1895, del quarto governo Crispi. Esso fu esteso, dai governi Pelloux I ed Orlando, ad altre categorie lavorative, ma l'obbligatorietà dell'adesione fu sancita solo dal governo Mussolini nel 1923.
A partire dal 5 agosto 1937 il governo fascista di Benito Mussolini, introdusse l'obbligo di erogare una tredicesima mensilità (ovvero una mensilità aggiuntiva rispetto alle 12 ordinarie) ai soli impiegati dell'industria (art. 13 del CCNL del 5 agosto 1937).
L'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) non nasce con Mussolini, ma le sue origini risalgono al 1898 con la Cassa Nazionale di Previdenza per l'invalidità e vecchiaia degli operai (CNAS), poi resa obbligatoria nel 1919 e trasformata in Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (INFPS) nel 1933 durante il regime fascista, assumendo la denominazione attuale solo nel 1943 e completando il suo assetto con successive riforme.