Domanda di: Violante Ferrari | Ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2023 Valutazione: 4.1/5
(59 voti)
L'anima è, per Aristotele, la struttura stessa del corpo e dirige il funzionamento dei suoi organi per mantenerlo in vita. Quando l'anima lascia il corpo, questo diventa un cadavere senza vita. Le funzioni dell'anima sono, per Aristotele, tre: vegetativa, sensitiva ed intellettiva.
Per tali dottrine, la morte è quello che Platone diceva: "la separazione dell'anima dal corpo"(Fed,64 c). Con questa separazione s'inizia infatti il nuovo ciclo di vita dell'anima: sia che questo ciclo s'intende come il reincarnarsi dell'anima in un nuovo corpo sia che s'intende come una vita corporea.
Tutti noi abbiamo paura della morte ma secondo Epicuro non ne abbiamo motivo perché non la incontreremo mai visto che noi esistiamo solo mentre siamo vivi. Quando siamo morti, invece, non esistiamo più. Quindi: quando ci siamo noi la morte non c'è e, viceversa, quando c'è la morte non ci siamo noi.
Il filosofo sosteneva che il fine principale dell'uomo fosse la felicità, la quale non derivava dal piacere, ma dalla coscienza razionale di uno sviluppo della propria specifica essenza nell'ambito delle attività.
Di due cose infatti l'una è l'essere morti: o infatti è come se non fosse nulla né avesse nessuna sensazione di nulla il morto, oppure secondo le cose che si dicono accade che ci sia un cambiamento e un trasferimento per l'anima dal luogo (di) qui a un altro luogo.