Cosa prevede la riforma del Terzo settore?

Domanda di: Ing. Gastone Coppola  |  Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2026
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La riforma del Terzo settore (D.Lgs. 117/2017) riorganizza il non profit in un quadro unico, introducendo il RUNTS (Registro Unico Nazionale), nuove regole di trasparenza, incentivi fiscali, il concetto di co-programmazione con il pubblico e la disciplina del volontariato. Punta a valorizzare enti senza scopo di lucro, semplificarne la gestione e promuovere attività di interesse generale.

In che cosa consiste la riforma del Terzo Settore?

In generale, l'obiettivo della Riforma del Terzo Settore è quello di rafforzare il ruolo delle organizzazioni nonprofit nella società, facilitando la loro attività, aumentando la trasparenza e promuovendo la partecipazione attiva dei cittadini.

Cosa cambia nel 2026 per il Terzo Settore?

Con la pre‑autorizzazione dell'Unione Europea arrivata il 7 marzo 2025, diventano finalmente operative le norme fiscali contenute nel Titolo X del Codice del Terzo Settore (CTS), finora sospese. Il 2026 segna dunque la fine del regime transitorio per le ONLUS, gli ETS e le associazioni.

Cosa cambia per le associazioni dal 1 gennaio 2026?

Dal 1° gennaio 2026 entreranno in vigore importanti novità fiscali per le associazioni senza scopo di lucro, comprese le ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche) e gli ETS (Enti del Terzo Settore). La riforma prevede il passaggio dall'attuale regime di esclusione IVA al regime di esenzione IVA *.

Cosa cambia per le associazioni con la riforma del Terzo Settore?

Le reti associative devono essere iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore; a differenza degli altri Ets possono iscriversi contemporaneamente in più sezioni del registro. Sono riservate alle reti associative particolari prerogative previste per gli Ets in esse associati.

La riforma del Terzo settore spiegata in 15 minuti