Sputare in faccia a qualcuno è considerato un grave atto di disprezzo che comporta conseguenze principalmente in sede civile, non essendo più reato penale dal 2016 (depenalizzazione dell'ingiuria). Si rischia una sanzione pecuniaria civile da 100 a 8.000 euro (o fino a 12.000 se avvenuto di fronte a più persone) e il risarcimento danni, oltre a eventuali accuse penali se lo sputo imbratta vestiti o oggetti.
Infatti la condotta è idonea a deturpare e imbrattare le cose altrui. Se gli sputi sono innumerevoli e, quindi, idonei ad imbrattare la cosa altrui, si può configurare il reato di deturpamento e imbrattamento di cosa altrui.
Gli insulti sono reato (diffamazione) quando offendono la reputazione di una persona assente, comunicando con almeno altre due persone o tramite mezzi di pubblicità (social media, stampa), mentre l'offesa diretta ("in faccia") non è più un reato ma un illecito civile (ingiuria depenalizzata). I reati includono l'attribuzione di fatti determinati (es. "ladro") o l'uso di espressioni che ledono gravemente l'onore e la reputazione, soprattutto se diffuse pubblicamente o tramite mezzi tecnologici, configurando anche casi di diffamazione aggravata.
Un'aggressione diventa penale quando provoca una "malattia" (lesioni personali), cioè un'alterazione fisica o funzionale che richiede un processo di guarigione, anche breve; se non ci sono lesioni ma solo dolore, si configura il reato di percosse (art. 581 c.p.), mentre se l'aggressione provoca conseguenze più gravi (malattia insanabile, perdita di un senso, ecc.) si parla di lesioni gravi o gravissime (art. 583 c.p.). La differenza cruciale è la presenza di una "malattia" nel senso medico-legale, che classifica il reato e determina la procedibilità (richiesta la querela per lesioni lievi).
in faccia a qualcuno il proprio disprezzo, il proprio astio, ecc., manifestarglielo apertamente. b. estens. Gettare fuori con forza, emettere: la locomotiva avanzava con fatica sputando fumo; il vulcano ricominciò a s.