Domanda di: Ing. Deborah Coppola | Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2026 Valutazione: 4.9/5
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In greco, rhesis ( 𝜌 𝜂 ̃ 𝜎 𝜄 𝜍 𝜌 𝜂 ̃ 𝜎 𝜄 𝜍 ) significa letteralmente "discorso", "parola" o "dizione", derivando dal verbo rheo (dire). Nel teatro greco antico (tragedia e commedia), è un termine tecnico che indica un monologo più o meno lungo recitato da un attore, spesso un messaggero, per narrare eventi cruciali avvenuti fuori scena.
Enciclopedia dell'antico. Il termine, che in greco significa semplicemente «discorso», come tecnicismo teatrale si riferisce ad ogni resoconto (espresso in metri recitativi) da parte di personaggi che riferiscono eventi avvenuti al di fuori della scena, ma essenziali allo svolgimento della vicenda drammatica.
La tragedia classica era composta di cinque diversi elementi: un prologo, che introduceva l'argomento; il parodo, ovvero il canto di ingresso del coro; gli atti del dramma; gli stasimi, ovvero i canti corali che chiudevano ogni episodio; l'esodo, ovvero il canto finale.
Enciclopedia dell'antico. Si tratta di quella parte della tragedia o della commedia che segue immediatamente il prologo. Consiste nel canto d'ingresso del coro che – talora anche accompagnando il canto con danze o mimando figure di danza – prende posizione nell'orchestra.
Etimologia. Il termine greco trago(i)día τραγῳδία deriverebbe dall'unione delle radici di "capro" (τράγος / trágos) e "cantare" (ᾄδω / á(i)dô) e significherebbe dunque "canto dei capri", in riferimento al coro dei satiri, o "canto per il capro", riferendosi al premio per l'agone.