Domanda di: Dr. Renzo Russo | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2026 Valutazione: 4.1/5
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"C'ho" è una forma colloquiale e dialettale italiana (originaria del romanesco) per dire "ho" (possiedo), nata unendo la particella "ci" al verbo avere. Si usa principalmente nel parlato per rafforzare il possesso (es: "c'ho fame", "c'ho una macchina"), ed è diffuso in tutta Italia sebbene considerato informale.
Alla grafia tipo c'ho va rimproverata l'anomala resa grafica della pronuncia palatale di c seguita da h oppure a, mediante l'attribuzione all'apostrofo di un'inconsueta funzione diacritica.
Un altro esempio: hai parlato di qualcuno e dici "c'ho parlato ieri", nel senso che hai parlato con quella persona ieri. Anche in questo caso, puoi ripetere il nome di quella persona all'inizio o alla fine della frase (con Mario, ci ho parlato ieri / ci ho parlato ieri con Mario).
Questa particella così invadente, fastidiosa e in apparenza pleonastica, in realtà ha un senso nella nostra lingua: è il rafforzativo di “qui”. È un effetto efficace nel parlato se accompagnato dall'intonazione e dalla mimica del caso, ma nella scrittura crea parecchi problemi.
La grafia ci ho è altrettanto insoddisfacente, poiché non riproduce la pronuncia che vorremmo trascrivere. Per far combaciare grafia e pronuncia bisognerebbe scrivere ciò, che deriverebbe da un verbo inesistente (ciavere).