Raggiungere il nirvana significa ottenere la liberazione definitiva dalla sofferenza ( 𝑑 𝑢 𝑘 𝑘 ℎ 𝑎 𝑑 𝑢 𝑘 𝑘 ℎ 𝑎 ) e dal ciclo delle rinascite ( 𝑠 𝑎 𝑚 𝑠 𝑎 𝑟 𝑎 𝑠 𝑎 𝑚 𝑠 𝑎 𝑟 𝑎 ) attraverso l'estinzione di desideri, passioni e illusioni dell'ego. È uno stato di pace perfetta e consapevolezza suprema, non un luogo fisico, spesso descritto come la "mente illuminata" o l'estinzione della sofferenza.
In quanto condizione più rarefatta di sapienza, il nirvana non è altro che la condizione della mente illuminata. La distinzione diventa esile: il nirvana è nel samsara, la salvezza non è nella fuga da un mondo di sofferenza, ma nella ricerca tutta interiore verso l'illuminazione in questa vita.
Il nirvana è riuscire a liberarsi dei tre difetti fondamentali: la brama, l'odio e l'illusione. Nirvana non è il "nulla", esso non viene mai descritto e chi lo ha realizzato lo indica come un'immensa, inimmaginabile e imperturbabile consapevolezza ed è raggiunto solo dagli arhat.
Il nirvāṇa, o il risveglio, è il fine ultimo del percorso buddhista theravāda. Dopo aver fatto esperienza del nirvāṇa, di diviene arahant («degno di venerazione»).