Se il cuore si ferma per pochi secondi (spesso avvertito come un "tuffo al cuore" o pausa), si verifica generalmente un'interruzione momentanea del flusso sanguigno al cervello. Questo può causare vertigini, capogiri, palpitazioni o un breve svenimento (sincope) se la pausa dura oltre 5-8 secondi. Spesso è causato da extrasistoli, solitamente benigne, ma merita un controllo.
Un'extrasistole è una contrazione cardiaca anomala che si verifica prima del normale battito previsto dal ritmo del cuore. In pratica, è un battito "extra" che interrompe temporaneamente il regolare ritmo cardiaco.
Il cuore può stare fermo per pochi minuti prima che si verifino danni cerebrali irreversibili e morte; la sopravvivenza è drasticamente ridotta dopo 4-6 minuti senza soccorsi, e le possibilità di recupero diminuiscono drasticamente con ogni minuto che passa, rendendo cruciale un intervento immediato con Rianimazione Cardiopolmonare (RCP) e defibrillazione.
Nei casi più gravi si determinano anche pause improvvise dell'attività cardiaca, durante le quali non viene generata una pressione sufficiente dentro le arterie: questo conduce a svenimento dopo circa 8 secondi di assenza della attività cardiaca.
Quando il cuore non lavora in modo adeguato e non riesce a pompare la quantità di sangue necessaria, questo determina una minore ossigenazione degli altri organi (cervello, polmoni, intestino, reni e i muscoli). Ecco perché fiato corto, dispnea, stanchezza e affanno sono tra i più comuni sintomi di sofferenza cardiaca.