Se la banca rifiuta la cessione del credito (es. bonus edilizi), il credito torna nella disponibilità del cedente (titolare originario), che non può usarlo finché il rifiuto non è formalizzato sulla Piattaforma dell'Agenzia delle Entrate. Il cedente può poi correggere eventuali errori nei documenti e tentare una nuova cessione a un altro istituto, oppure utilizzare il credito in compensazione tramite modello F24.
Cosa succede se il credito ceduto viene rifiutato?
I crediti maturati in capo allo stesso utente (prima cessione) sono già impostati come “accettati”. Se tali crediti sono rifiutati dal cessionario, questi rimangono indicati nel prospetto, ma non sono utilizzabili in compensazione dal titolare della detrazione.
Esistono diversi motivi per cui una cessione del credito può essere dichiarata nulla, con conseguenze rilevanti per tutte le parti coinvolte: cedente, cessionario e debitore. La nullità può derivare da vizi formali, mancata notifica, inesistenza del credito o violazione di specifiche norme contrattuali e giuridiche.
L'ultimo caso in cui un credito non può essere ceduto, si verifica quando tra creditore e debitore esiste un patto di non cessione del credito di cui il cessionario è a conoscenza. Secondo quanto disposto dall'articolo 1260 del codice civile, non tutti crediti , infatti, possono essere oggetto di cessione.
Il debitore può rifiutare la cessione del credito?
Dunque, nel caso in cui il soggetto debitore sia una stazione appaltante facente parte di una amministrazione pubblica, quest'ultima può rifiutare la cessione, con comunicazione da notificarsi al cedente e al cessionario entro 45 giorni dalla sua notifica.