Quando si canta (o si parla) nella zona della voce naturale, si usa il termine “voce di petto”. Questo è un registro vocale specifico che prende il suo nome dalla zona dove si percepisce la vibrazione (il petto, appunto). Via via che si sale e ci si sposta più in acuto, si va verso il “registro di testa”.
Anche nel campo tenorile esiste lo scoglio: il do acuto posto un'ottava sopra quello centrale, definito con sigla do4 ma per fama «do di petto», termine che spiega bene di cosa si tratta: una nota emessa a voce squillante, con il torace che agisce da potente mantice.
Per capire se canti di gola fai un semplice test: metti il dito sul collo dove senti la sporgenza del pomo d'Adamo. Se cantando lo senti muovere, e se salendo con le note lo senti progressivamente salire, allora stai cantando di gola.
Cantare di gola significa sforzare il suono cercando di renderlo più forte "spingendo" in gola: è collegato con il lavoro muscolare della respirazione, ma non necessariamente.
La tecnica dell'appoggio diaframmatico, con cui si usa il diaframma per gestire la respirazione e il fiato nel canto, può essere molto efficace per dare intensità alla propria voce. La respirazione diaframmatica consiste nell'espellere progressivamente l'aria immagazzinata per far uscire il suono.