Domanda di: Ing. Alan Riva | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.9/5
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L'individuo passa a essere da soggetto escluso a parte della massa totale, organica e delimitata che compone la società. Con l'inclusività, invece, le differenze e le peculiarità dell'individuo non vengono annullate, ma solo assorbite nella società, mantenendo una loro identità e una loro struttura.
In ambito sociale, essere inclusi significa soprattutto sentirsi accolti: appartenere a un gruppo di persone, a una società, godere pienamente di tutti i diritti e le opportunità che questa appartenenza comporta.
– Che vale a includere, o meglio che include, che comprende in sé qualche cosa: il prezzo del biglietto è i. della tassa erariale; il pronome «noi» è i. dei pronomi di prima e seconda persona (cioè di io e tu o io e voi).
Il linguaggio inclusivo aderisce alle nuove visioni a proposito delle disabilità, delle vulnerabilità, delle condizioni di difficoltà, e nel suo complesso delle diversità, aiutandoci a superare modalità obsolete e veicolanti purtroppo immagini stigmatizzanti e distorte, in grado di rasentare a volte l'offesa.
Parole come “sindaco”, “ministro”, ma anche professioni a prevalenza maschile come “ingegnere”, secondo il linguaggio inclusivo devono essere espresse al femminile se è una donna a ricoprire il ruolo. Infatti oggi, rispetto a pochi anni fa, si sente spesso parlare di “sindaca”, “ministra”, “ingegnera” e via dicendo.