La poesia alessandrina è una raffinata e colta corrente letteraria sviluppatasi durante l'ellenismo (IV-I sec. a.C.), incentrata sulla perfezione formale, l'erudizione e la brevità (epilli, idilli), spesso composta per la lettura individuale anziché la performance. Nata ad Alessandria d'Egitto, prediligeva temi d'amore, mito umanizzato e descrizione erudita, influenzando profondamente i poetae novi Skuola.net latini e Catullo.
Maniera d'arte elaborata, dotta, raffinata, propria della letteratura e della poesia greca (Callimaco, Teocrito ecc.) nel periodo detto alessandrino o ellenistico (4°-1° sec. a.C. ➔ ellenismo).
L'alessandrino o martelliano è un verso composto da due emistichi di almeno sei sillabe ciascuno, nei quali la sesta sillaba è accentata. Può coincidere o meno con un dodecasillabo. Nella metrica francese e occitana, l'alessandrino è un verso composto da un doppio esasillabo (hexasyllabe).
Callimaco, Teocrito e Apollonio di Rodi sono tra i poeti maggiori. Per quanto concerne la retorica, il loro ideale è la semplicità degli antichi oratori attici. A Roma l'influenza della poesia alessandrina incomincia con i neoteroi (I secolo a.C.), dei quali il principale esponente è il poeta Catullo.
In particolare è composto da due parti, ciascuna di sei sillabe. Prende questo nome perché è usato per la prima volta nel Roman d'Alexandre, un fantasioso poema medievale (se non una serie di poemi) su Alessandro Magno.