Da quando c'è l'obbligo di non trasferibilità degli assegni?

Domanda di: Germano Martino  |  Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023
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L'apposizione della clausola non trasferibile, anzi, è diventato lo standard per gli assegni bancari, a partire dal 25 giugno 2008, quando, a seguito del D.L. n. 112, venne stabilito che per l'emissione di un assegno bancario trasferibile, il cliente deve pagare una imposta di bollo di 1,50 euro.

Quanto tempo ho per incassare un assegno non trasferibile?

L'assegno deve essere presentato per l'incasso entro un certo numero di giorni dalla data di emissione: otto giorni quando il comune di emissione è lo stesso di quello di pagamento (su piazza); quindici giorni se pagabile "fuori piazza" (in altro comune rispetto a quello di emissione).

Quando un assegno bancario non è più Protestabile?

Nel caso in cui siano passati 6 mesi a partire dalla data di emissione dell'assegno, esso non sarà più titolo esecutivo. Significa che il creditore che non ha incassato il pagamento, non potrà più richiedere un pignoramento facendo leva sul fatto di possedere l'assegno firmato.

Chi può incassare un assegno non trasferibile?

Un assegno non trasferibile é un assegno, bancario o postale, che può riscuotere solo la persona beneficiaria indicata nell'assegno. Si tratta infatti di un titolo di credito “nominativo”: ciò vuol dire che nessun altro, oltre al prenditore segnato sull'assegno stesso, può incassarlo.

Qual è l'importo massimo per un assegno bancario non trasferibile?

Come stabilito dalla Legge n. 214/2011, tutti gli assegni bancari di importo uguale o maggiore di 1.000 euro non possono essere trasferiti.

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