Domanda di: Ing. Fernando Costa | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2026 Valutazione: 4.8/5
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La diligenza professionale (art. 1176, comma 2, c.c.) è il livello qualificato di cura, perizia e attenzione che un professionista deve impiegare nell'esecuzione di una prestazione, superiore alla media. Essa impone il rispetto delle regole tecniche, della scienza e dell'aggiornamento costante del settore (es. medici, avvocati, ingegneri).
La diligenza, invece, indica le modalità di esecuzione della prestazione e impone al debitore di fare tutto quanto necessario a soddisfare l'interesse del creditore all'esatto adempimento. (2) Il secondo comma indica il grado di diligenza richiesto al professionista, ad esempio all'avvocato o al medico.
Che cos'è la diligenza che viene richiesta ad un professionista?
La diligenza richiesta al professionista è dunque una diligenza “qualificata”, superiore a quella che viene richiesta ad una persona comune (come visto, la diligenza del buon padre di famiglia), essendo commisurata alla prestazione che lo stesso deve eseguire.
La negligenza indica una condotta omissiva, caratterizzata dall'omessa diligenza nello svolgimento di un'attività. Comporta l'inosservanza dei doveri generici di cautela. L'imprudenza invece presuppone un agire, ma con leggerezza e impulsività, senza le dovute cautele richieste dalle circostanze.
Differenza tra diligenza del buon padre di famiglia e diligenza professionale?
La diligenza indica l'attenzione e la cura che il debitore deve impiegare per eseguire esattamente la prestazione. Buon padre di famiglia è colui che, tendendo alla realizzazione di interessi altrui, è guidato da una particolare sollecitudine, anche se non eccezionale.