Domanda di: Max Galli | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2026 Valutazione: 5/5
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La frase evoca concetti filosofici sulla natura ineluttabile della morte come parte integrante dell'esistenza, spesso legata all'idea di Heidegger dell'essere-per-la-morte (Sein zum Tode). La morte è intesa come la possibilità ultima e definitiva che definisce l'esserci, rendendo la mortalità una componente intrinseca della vita stessa, un ciclo naturale di cessazione biologica.
Qui Heidegger distingue il morire, che costituisce una possibilità tipica dell'essere umano (anzi, la possibilità che definisce la sua stessa modalità di esistenza, quella che l'autore chiama “Esserci”) dal semplice cessare di vivere, fenomeno puramente biologico che riguarda ogni essere vivente, sia esso animale o ...
La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
La morte è parte integrante della vita. Nel momento stesso in cui nasciamo iniziamo a morire. La natura stessa degli esseri viventi implica la morte. Implica la morte, implica il dolore e non è cercando di evitare queste esperienze che vivremo meglio, ma è praticando l'accettazione che ci sentiremo davvero liberi.