La lingua volgare in Italia nasce dalla frammentazione del latino parlato dopo la caduta dell'Impero Romano (476 d.C.), evolvendosi in vari dialetti regionali tra l'VIII e il XII secolo. Le prime testimonianze scritte emergono nel Nord (Indovinello Veronese, VIII-IX sec.) e centro-sud (Placiti cassinesi, 960) per esigenze pratiche e religiose.
Nella nostra penisola la prima attestazione di un volgare italico compare in un documento di datazione incerta, probabilmente risalente a fine VIII-inizio IX secolo, rinvenuto nel 1924 nel- la Biblioteca Capitolare di Verona.
Nella gran parte d'Italia, l'uso scritto non sporadico del volgare nativo comincia nel Duecento, con quasi un secolo di ritardo rispetto alle aree romanze più precoci, quelle della Francia del Nord e della Provenza.
Ma a differenza degli altri, Dante ha moltissima fiducia in questa lingua. Ci crede così tanto, che è il primo a scrivere un trattato con le regole tecniche per scrivere in volgare (De vulgari eloquentia).
Quali sono le origini della letteratura volgare in Italia?
La nascente letteratura volgare ha subìto varie influenze dalle altre tradizioni esistenti, dalla letteratura latina medievale legata al mondo ecclesiastico, alla letteratura franco-provenzale, senza dimenticare il sistema dei valori mercantili del mondo comunale dove essa si è di fatto sviluppata.