Dire "c'ho" (o ci ho) è considerato un uso colloquiale e informale, tipico del parlato, in particolare di alcune zone d'Italia. Sebbene comune nella lingua parlata, nello scritto è considerato grammaticalmente errato o da evitare in contesti formali, dove si preferisce la forma corretta "ho".
Ci ho, ci hai, ci abbiamo ecc. o c'ho, c'hai, c'abbiamo ecc.: come si scrive? Si dice: ci ho, ci hai, ci abbiamo ecc. Non si dice: c'ho, c'hai, c'abbiamo ecc.
Un altro esempio: hai parlato di qualcuno e dici "c'ho parlato ieri", nel senso che hai parlato con quella persona ieri. Anche in questo caso, puoi ripetere il nome di quella persona all'inizio o alla fine della frase (con Mario, ci ho parlato ieri / ci ho parlato ieri con Mario).
La grafia ci ho è altrettanto insoddisfacente, poiché non riproduce la pronuncia che vorremmo trascrivere. Per far combaciare grafia e pronuncia bisognerebbe scrivere ciò, che deriverebbe da un verbo inesistente (ciavere).
Alla grafia tipo c'ho va rimproverata l'anomala resa grafica della pronuncia palatale di c seguita da h oppure a, mediante l'attribuzione all'apostrofo di un'inconsueta funzione diacritica.