Domanda di: Vera Negri | Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2026 Valutazione: 4.4/5
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La solitudine cronica è un grave fattore di rischio per la salute, associata a un aumento della mortalità fino al 50% e paragonabile per pericolosità al fumo o all'abuso di alcol. Provoca stress permanente, infiammazioni, patologie cardiovascolari (ictus, infarto) e demenza, colpendo duramente sia anziani che giovani.
Da uno studio condotto dall'Associazione di psicologi americani emerge che la solitudine e l'isolamento uccidono più dell'obesità. Le persone sole hanno un rischio supplementare di decesso del 50% in più rispetto a chi ha buone relazioni sociali. Non solo, isolamento e solitudine fanno male soprattutto al cuore.
La solitudine è associata a un aumento del rischio di depressione, ansia e malattie cardiovascolari. Una revisione di 280 studi pubblicata su American Psychologist mostra che alcuni interventi possono attenuarla, sebbene con effetti globalmente modesti.
L'isolamento sociale e la solitudine aumentano il rischio di malattie come cardiopatie, ictus e diabete di tipo 2. Le relazioni sociali, infatti, svolgono un ruolo importante nel rafforzamento del nostro sistema immunitario e, in generale, nel miglioramento del nostro benessere.
Sì, e non solo metaforicamente. I dati epidemiologici indicano con una certa chiarezza che la solitudine è associata a un maggior rischio di malattie croniche e anche di morte. Uno studio appena uscito è riuscito a spiegare come l'isolamento sociale renda più vulnerabile il nostro corpo e lo conduca alla malattia.