Sì, le prove scientifiche attuali indicano che l'Homo neanderthalensis era in grado di parlare. Studi anatomo-fisiologici, in particolare l'analisi dell'osso ioide e della capacità uditiva (simile alla nostra nella gamma di frequenze vocali), confermano che i Neanderthal possedevano l'apparato fonatorio e le capacità cognitive necessarie per un linguaggio articolato, seppur diverso da quello del Sapiens.
Secondo l'antropologo Richarad Leakey ed il neurologo Ralph Holloway lo sviluppo del linguaggio nella storia dell'umanità è stato lento e graduale. Tale evento è iniziato con l'Homo abilis, 2-2,5 milioni di anni fa.
I Neanderthal sapevano domare il fuoco. Erano in grado di accenderlo, alimentarlo e usarlo per cuocere i cibi, scaldarsi, difendersi dagli animali. E avevano riservato al fuoco un posto importante, nel cuore dei luoghi dove abitavano.
La sua capacità di fabbricare utensili era notevole: sapeva costruire armi adatte ad affrontare mammut e bisonti. Probabilmente una volta individuata la preda, un piccolo gruppo di cacciatori, con l'aiuto del fuoco, la metteva in fuga verso una direzione prestabilita dove cadevano in buche preparate prima.
Secondo i più recenti studi il linguaggio umano sarebbe nato nella preistoria prima come suoni più o meno modulati collegati a gesti. Inizialmente è possibile che si sia sviluppato un linguaggio gestuale e che questo si sia evoluto in un linguaggio più articolato, accompagnato da versi e suoni.