Nella mitologia greca, diverse figure mitiche hanno ucciso i propri figli, spesso guidate da follia indotta dagli dei, gelosia o vendetta. I casi principali includono Medea, che uccide i figli avuti da Giasone per gelosia, Eracle, che in un attacco di follia inviato da Era uccide la moglie e i figli, e Crono, che divorava i figli per paura di essere detronizzato.
Consumata dalla gelosia, Medea punisce Giasone con una vendetta estrema: uccide prima Glauce e poi i figli avuti da lui, privandolo così di ogni possibilità di continuare la propria stirpe.
Il mito di Medea narra di una potentissima maga della Colchide, figlia del re Eete, che tradisce la sua famiglia per aiutare Giasone a rubare il Vello d'Oro, compiendo atti estremi come l'uccisione del fratello e del nipote. Dopo essere fuggita con Giasone a Corinto, viene abbandonata quando lui decide di sposare Glauce, figlia del re Creonte; Medea si vendica orribilmente avvelenando la rivale e, per infliggere a Giasone il dolore più grande, uccide i figli avuti insieme, diventando l'archetipo della donna vendicativa e disperata, il cui amore tradito si trasforma in follia distruttiva.
Per aver insidiato il trono di Argo al fratello Atreo (della cui moglie, la cretese Aerope, era amante), visse a lungo in esilio. Al suo ritorno ad Argo, Atreo finse di perdonarlo, ma gli uccise segretamente tre figli e ne imbandì la carne nella cena alla quale lo invitò.