L'Italia non entrò in guerra nel 1914, nonostante la Triplice Alleanza, perché il patto aveva natura esclusivamente difensiva, mentre Austria-Ungheria e Germania avevano intrapreso un'azione offensiva. Inoltre, il conflitto con l'Austria per le "terre irredente" (Trentino e Trieste) e la mancanza di preparazione militare rendevano la neutralità la scelta strategicamente più opportuna.
Perché l'Italia parte della Triplice Alleanza non entrò in guerra?
Roma promise, in virtù del fatto che la Triplice era un'alleanza difensiva, che l'Italia non avrebbe partecipato ad una guerra contro la Francia nel caso che la Germania l'avesse attaccata direttamente, ma anche nel caso in cui la Francia avesse attaccato la Germania dopo una provocazione tedesca.
L'Italia, benché legata ad Austria e Germania dalla Triplice Alleanza, nel 1914 decise di non entrare in guerra al fianco dei due imperi alleati e si dichiarò neutrale (assieme a molti altri Stati) ⚐. In realtà lo scopo dell'Italia era quello di ottenere un vantaggio in cambio della propria partecipazione.
L'Italia, legata alla Germania dal Patto d'Acciaio (22.5.1939) e alla Germania e al Giappone dal Patto Tripartito (27.9.1940), non entra in guerra al momento dell'invasione tedesca della Polonia (settembre 1939), ma solo un anno dopo, nel giugno 1940.
Perché l'Italia passa dalla Triplice Alleanza alla Triplice Intesa?
L'Italia passò dalla Triplice Alleanza alla Triplice Intesa perché, nonostante l'alleanza difensiva con Austria-Ungheria e Germania, le aspirazioni italiane di annettere i territori irredenti (Trentino, Venezia Giulia, ecc.) erano in contrasto con gli interessi austro-ungarici. Nel 1915, dopo aver dichiarato la neutralità allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'Italia firmò il segreto Patto di Londra con l'Intesa, che prometteva maggiori guadagni territoriali (confini naturali e territori balcanici) in caso di vittoria, portandola ad entrare in guerra a loro fianco.