L'ira di Achille nell'Iliade è causata dall'offesa profonda subita da Agamennone, che sottrae Briseide, bottino di guerra e simbolo del suo onore e valore. Questo abuso di potere porta Achille a ritirarsi dal combattimento, provocando pesanti perdite greche e, successivamente, la morte di Patroclo, che trasforma la sua rabbia in una vendetta furiosa contro Ettore.
Diversamente da quanto si potrebbe pensare, l'ira di Achille non è legata a fattori sentimentali. Egli si sente offeso perché Agamennone vuole privarlo del suo bottino di guerra, segno del suo valore, e per lui questo gesto è un abuso di potere e un mancato riconoscimento del suo onore.
Achille, che fino a quel momento aveva valorosamente combattuto per i Greci, quando si vede portar via da Agamennone la sua achiava Briseide, si lascia andare a una terribile collera. In risposta all'offesa ricevuta, si rifiuta di combattare ancora.
Il proemio dell'Iliade comincia con l'invocazione alla musa, riferendosi a Calliope, musa della poesia epica, alla quale il poeta chiede ispirazione per poter narrare l'argomento del poema: questo, è l'ira di Achille voluta da Zeus (verso 5) per continuare la sua opera di sterminio.
Di qui l'ira di Achille, definita funesta nel Proemio, perché portatrice di enormi dolori, che provocherà molte morti tra i valorosi guerrieri greci e non solo.