Grattarsi provoca piacere perché il dolore leggero causato dalle unghie sulla pelle "distrae" il cervello dal prurito, innescando il rilascio di sostanze chimiche del benessere come oppioidi ed endorfine. Questo atto attiva aree cerebrali legate al sollievo e alla ricompensa, trasformando la sensazione fastidiosa in una forma di gratificazione neurochimica.
Lo sfioramento dello scroto (il sacco che contiene i testicoli) produce eccitazione. Nelle donne le zone erogene sono molto più vaste. A volte comprendono la quasi totalità del corpo. È per questa ragione che i preliminari di un rapporto sessuale, soprattutto per le donne, sono tanto importanti.
Il senso del tatto ci aiuta a localizzare uno stimolo sulla superficie della pelle, a esplorare oggetti apticamente e a identificare e a manipolare oggetti. Contribuisce anche a una percezione integrata del nostro stesso corpo (vedi Serino e Haggard 2009).
Ulteriori esperimenti hanno mostrato che grattarsi scatena un percorso neuroimmunitario che parte dai neuroni TRPV1, una classe di neuroni recettori del dolore. Questi rilasciano, in risposta al grattamento, il neurotrasmettitore sostanza P (SP).
Si è così scoperto che anche senza la sensazione di prurito, grattarsi stimola le aree del cervello che gestiscono i ricordi e il piacere, mentre reprime quelle legate alle sensazioni di dolore e alle emozioni.