I primi 3 giorni di malattia, detti di "carenza", non vengono pagati dall'INPS perché la normativa prevede che siano a carico del datore di lavoro, che può (o meno, a seconda del CCNL) integrarli fino al 100% della retribuzione, mentre l'INPS interviene dal 4° giorno. Questo sistema mira a evitare abusi, ma i dettagli dipendono fortemente dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), che può prevedere pagamenti totali, parziali, o subordinare il pagamento al numero di eventi di malattia nell'anno.
Quando i primi 3 giorni di malattia non vengono pagati?
I primi 3 giorni di malattia non sono pagati dall'INPS (periodo di carenza), ma la loro retribuzione dipende dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) applicato: alcuni lo pagano al 100%, altri prevedono pagamenti decrescenti (es. 66%, 50%) dopo un certo numero di eventi morbosi o se l'assenza supera una certa durata (es. 6 giorni), mentre altri ancora non prevedono nulla, lasciando i giorni scoperti. La normativa generale non lega il pagamento alla durata, ma alle specifiche disposizioni contrattuali, che possono variare.
per i primi 3 giorni l'indennità è totalmente a carico del datore di lavoro; dal 4° al 20° giorno di malattia l'indennità è pari al 50% della retribuzione media giornaliera. per poi salire dal 21° al 180° giorno di malattia al 66.66%.
L'indennità di malattia INPS è dovuta dal 4° giorno di malattia partendo dal giorno di inizio riportato sul certificato medico. I primi tre giorni c.d. “periodo di carenza” sono previsti dai CCNL a carico del datore di lavoro.
l'assenza di copertura da parte dell'INPS nel periodo di carenza; il superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL di appartenenza; l'assenza di certificazioni mediche adeguate; la richiesta di aspettativa non retribuita.