Domanda di: Dott. Ione Villa | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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Per Leopardi l'infinito coincide con lo slancio vitale, con lo spasimo, la tensione che l'uomo ha connaturata in sé verso la felicità. L'infinito diventa il principio stesso del piacere, e il fine stesso a cui tende questo slancio dell'uomo.
“L'infinito” di Leopardi può essere suddiviso in due parti: la prima comunica un senso di inquietudine (interminati spazi, sovrumani silenzi, il cor non si spaura), mentre la seconda comunica un senso di appagante dolcezza (sempre caro, profondissima quiete, il naufragar m'è dolce in questo mar).
Riguardo all'infinito, la molteplicità dei termini con cui nominarlo comprende l'assenza di fine e di inizio, l'assenza della sola fine, l'assenza del solo inizio. Ma il concetto di infinito in sé ha una valenza positiva, così che è la finitezza a essere espressa in modo negativo, come la mancanza di qualche cosa.
L'idea stessa che sia una siepe a suscitare l'immaginazione di spazi infiniti e lo faccia proprio perché impedisce la vista, è di per sé sorprendente. Ci aspetteremmo che a farlo siano piuttosto gli spazi aperti dai quali sia possibile spingere lo sguardo a grande lontananza.
Il tema principale del componimento è l'intuizione dell'infinito. Il poeta sostiene che determinate esperienze sensoriali, vaghe ed indefinite, stimolano l'immaginazione umana, che crea l'infinito.