La crisi della lana. Una crisi che è economica ma anche ambientale: oltre all'avvento della merino, a partire dagli anni '90 arrivano i tessuti in microfibra, gli stessi che negli ultimi tempi hanno destato scalpore per via delle microplastiche rilasciate a ogni lavaggio.
E lo smaltimento comporta un ulteriore gravoso costo: la lana secondo la normativa europea è infatti considerata un sottoprodotto di origine animale speciale perché, essendo sporca, potrebbe contenere patogeni.
Alcuni animali, che non sopportano tale tortura, ne muoiono, ma nel contesto dei grandi “numeri” (tali sono considerati gli animali dagli allevatori) la cosa risulta ininfluente, visto che questo trattamento risulta, comunque, il più economico. Indossare lana significa, quindi, indossare violenza e morte.
I pastori di tutto il Nord Italia non sanno più dove portare il prodotto. La lana che rimane grezza non ha alcun valore e non viene ritirata da nessuno se non è destinata al lavaggio. Così si accumula e dopo alcuni mesi diventa «rifiuto speciale», e smaltirlo costa.
Si stima che in Italia siano allevati 8 milioni di ovini: con una produzione media di ca. 1,5 kg per capo, si calcola approssimativamente una produzione annua di 12 mila tonnellate di lana sucida (dati IZS Abruzzo e Molise, 2009).