Il nero di seppia è il liquido scuro, chiamato anche inchiostro, che secernono le seppie e gli altri cefalopodi. Si tratta di un meccanismo di difesa, per confondere i predatori e viene liberato da una sacca e gettato in acqua, con un getto dal sifone.
Il campanilismo, si sa, è congenito in ogni siciliano che si rispetti e così sia messinesi che siracusani e catanesi rivendicano la paternità dell'invenzione.
Il nero di seppia è il liquido che viene secreto dalle seppie. Esso viene liberato da un'apposita sacca situata fra le branchie della seppia e poi sparso con l'aiuto di un getto d'acqua emesso dal sifone.
Sul titolo della raccolta di Eugenio Montale sono state formulate diverse ipotesi. Quella più accreditata è che gli “ossi di seppia”, residui calcarei di molluschi che il mare deposita sulla spiaggia, alludano a una condizione vitale impoverita, ridotta all'aridità e all'inconsistenza.
Proprietà: il nero di seppia è composto principalmente da melanina, ma contiene anche proteine, lipidi, minerali (soprattutto ferro), taurina e dopamina, neurotrasmettitore associato a stati mentali positivi. E' un nutriente che ha anche un considerevole valore terapeutico.