Domanda di: Nadir Villa | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2026 Valutazione: 4.2/5
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La recidiva tumorale si verifica quando cellule maligne residue al trattamento iniziale (chirurgia, chemio, radio) sopravvivono, restano inattive (dormienti) e successivamente tornano a moltiplicarsi. Queste cellule possono localizzarsi nella zona originale, in aree vicine (linfonodi) o in organi distanti (metastasi).
Nel caso di una malattia infettiva, la recidiva può essere favorita da condizioni predisponenti (immunodepressione) e/o da situazioni che possono facilitare il riproporsi del microrganismo (ad esempio, infezioni croniche come la tubercolosi, infezioni urinarie).
Sì, la recidiva è una circostanza aggravante prevista dal diritto penale italiano (articolo 99 del Codice Penale) che comporta un aumento della pena per chi, già condannato definitivamente, commette un altro reato, segnalando una maggiore pericolosità sociale e indifferenza verso la funzione rieducativa della pena. Esistono varie forme (semplice, reiterata, specifica, infraquinquennale) con effetti diversi, ma l'applicazione non è automatica e dipende dalla valutazione del giudice, che deve considerare la gravità dei fatti e la personalità del reo, pur con maggiore rigidità per alcune recidive aggravate.
La recidiva si ha quando un soggetto che ha già commesso un reato, banalmente, ne commette un altro. Va tuttavia precisato che deve trattarsi di un delitto (vengono chiamati così i reati più gravi) non colposo (deve cioè essere commesso con dolo, ossia con volontà).
La recidiva a distanza può essere curata solo mediante chemioterapia. In aggiunta, qualche metastasi potrà essere rimossa chirurgicamente. Alcuni farmaci sperimentali possono essere utilizzati in questi casi, nell'ambito di studi clinici.