"Ciao còre" (o "se ciao còre") è una nota espressione dialettale romana usata ironicamente per esprimere incredulità, scetticismo o disinteresse verso affermazioni poco credibili, corrispondendo a "scordatelo", "come no", "figuriamoci" o "sì, vabbè". Viene spesso utilizzata per fermare esagerazioni o promesse improbabili.
L'esasperazione nei confronti di una situazione fastidiosa
Metaforicamente “ciao còre”, corrisponde all'italiano “scordatelo” oppure al “come no” o ancora al “mi arrendo”, delle frasi che in genere si pronunciano quando una situazione è particolarmente irritante, snervante.
Il «ciao caro» è un like generico ma gradito, la riscoperta in chiave vagamente social di quelle buone maniere il cui smarrimento costituisce il presupposto dell'inferno maleducativo a cui siamo stati assegnati da un qualche San Pietro che non beve caffè.
A Roma però il complimento più semplice che si può rivolgere a qualcuno, soprattutto a un donna e allo stesso tempo il più originale, è sicuramente il “Sei una bella ciumachella”. In italiano corretto questo complimento vuol dire “sei una bella lumachella”, ma in realtà significa semplicemente “sei una bella persona”.