Qual è la conclusione della Critica della ragion pratica?
Domanda di: Dr. Artemide Pagano | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2023 Valutazione: 5/5
(22 voti)
In conclusione, Kant riprende le idee della ragione (io, mondo e Dio) che aveva confutato nella Critica della ragion pura, dando a l'uomo la speranza che esse possano esistere senza tuttavia dimostrarne l'esistenza.
Qual è lo scopo della Critica della Ragion Pratica?
La Critica della ragion pratica
In quest'opera Kant vuole criticare il comportamento dell'uomo quando risulta troppo condizionato dall'istinto e della sensibilità (il contesto, i sentimenti, gli scopi ad esempio) e non segue, invece, la morale.
La conclusione è che noi non possiamo conoscere l'oggetto com'è. Di qui la distinzione kantiana tra noumeno (ciò che è solo pensabile) e fenomeno. La scienza può studiare solo il fenomeno, cioè le cose come appaiono e non come sono.
Nella concezione di Kant la moralità è quindi una capacità della ragione comune fra gli uomini. Ne deriva che, la moralità, come la conoscenza, sia legata al soggetto (non è soggettiva nel senso inteso da Protagora, ma nel senso che è posta dal soggetto).
Nella “Critica della Ragion Pura”, Kant si pone l'obiettivo di studiare la conoscenza al fine di porne i limiti e le possibilità. Per raggiungere tale finalità, il filosofo tedesco partì dallo studio approfondito delle facoltà della conoscenza, ovvero sensibilità, intelletto e ragione.