Domanda di: Ing. Fabio Santoro | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2026 Valutazione: 4.8/5
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La TARI (Tassa Rifiuti), introdotta nel 2014, ha sostituito la vecchia TARSU (Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) e le successive variazioni (TARES/TIA). La differenza principale risiede nel calcolo: la TARI si basa su superficie e numero di occupanti (mirando al principio "chi inquina paga"), mentre la TARSU era calcolata prevalentemente sulla superficie.
La TARSU è la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Requisiti: Chi occupa o detiene locali ed aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nel territorio comunale.
Dal 1° gennaio 2003 la Tassa (TaRSU) è diventata Tariffa (TaRi) ed è gestita direttamente dall'AMA. La Tassa rimane vigente per tutti gli anni precedenti al 2003. Le notizie che seguono valgono per la Tassa (TaRSU) e non per la Tariffa (TaRi).
Nel 2025 la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane per il servizio di gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all'anno, in aumento del 3,3% rispetto al 2024, quando era di 329 euro.
È obbligato a pagare la TARI chiunque occupi l'immobile, a prescindere se sia inquilino in affitto o proprietario. Nello specifico, è obbligato al pagamento: il proprietario dell'immobile che occupa l'immobile; l'affittuario che possiede un contratto di locazione superiore a 6 mesi.