Qual è l'imperativo di venire?
Domanda di: Edipo Conti | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2026Valutazione: 5/5 (31 voti)
L'imperativo del verbo venire (irregolare, 3ª coniugazione) si coniuga come segue: vieni (tu), venga (Lei, formale), veniamo (noi), venite (voi), vengano (loro, formale). È un verbo fondamentale in italiano e la forma imperativa è ampiamente utilizzata nel linguaggio quotidiano.
Come si fa il gerundio?
Il gerundio è un modo verbale piuttosto semplice, che si compone soltanto di 2 tempi: presente e passato. Il presente dei verbi in -ARE si forma con la desinenza -ando. Il presente dei verbi in -ERE si forma con la desinenza -endo. Il presente dei verbi in -IRE si forma con la desinenza -endo.
Come non sbagliare mai i congiuntivi?
Per non sbagliare il congiuntivo, ricorda di usarlo con verbi di dubbio, desiderio, speranza, opinione e necessità (es. credo che, spero che), nelle frasi ipotetiche con "se" (soprattutto se l'azione è irreale o incerta, come in "se fossi ricco"), con il Lei di cortesia (Mi faccia vedere), con espressioni impersonali (è bene che, è necessario che) e con pronomi indefiniti (chiunque); il trucco è sostituire con l'infinito se il soggetto è lo stesso e verificare il senso di incertezza o soggettività prima di ogni "che" o "se".
Il verbo "venire" è attivo o passivo?
RISPOSTA: Il verbo venire può essere usato al posto di essere in funzione di ausiliare solamente al passivo e nei tempi semplici (non si può dire *io sono venuto chiamato).
Che mi venga o che mi venisse?
A immaginerei che venga, quindi, corrisponde vorrei che venisse. La variante vorrei che venga in astratto è corretta, ma è di fatto giudicata decisamente trascurata. Coerentemente, per l'anteriorità alla costruzione immaginerei che lui venisse / sia venuto / fosse venuto corrisponde il solo vorrei che lui fosse venuto.
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