Il linguaggio inclusivo mira a rappresentare tutte le persone, evitando discriminazioni di genere, abilità o origine. Esempi pratici includono l'uso di "tuttə" o "tutte e tutti" invece di "tutti", "persona con disabilità" (person-first) invece di "disabile", e l'uso di forme neutre come "corpo studentesco" o il raddoppio di genere.
Alcuni esempi di linguaggio inclusivo: Marco Rossi, ovvero il nome e il cognome della persona. Abha Kumar, ovvero il nome e il cognome della persona. Persona con disabilità
Il linguaggio inclusivo è libero da parole, frasi o toni che riflettono opinioni pregiudizievoli, stereotipate o discriminatorie verso determinati gruppi di persone. Questo significa che le parole di un testo inclusivo: Non rafforzano stereotipi di genere.
Per esempio, durante uno spettacolo anziché esordire con “Benvenuti” si può semplicemente dire “Vi diamo il benvenuto”, oppure anziché dire “Studenti e studentesse” si può usare “Corpo studentesco”.
Quando parliamo di linguaggio inclusivo, infatti, dobbiamo fare i conti con altrettante espressioni, parole e modi di dire che a prima vista appaiono innocue, ma in realtà non lo sono. Un esempio lo troviamo tra le parole che definiscono la disabilità, ovvero disabile, handicappato/a, diversamente abile.