Domanda di: Ing. Ivano Benedetti | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.9/5
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L'ossimoro (dal gr. oksýmōron, comp. di oksýs «acuto» e mōrós «stolto, folle») è un procedimento retorico (➔ ) che consiste nell'unire due parole o espressioni che sono inconciliabili nel significato in quanto indicano propriamente una antitesi o contrarietà.
L'ossimoro è una di quelle figure retoriche che vengono utilizzate di frequente anche nel linguaggio parlato. Ne sono esempi espressioni come silenzio assordante o silenzio eloquente, brivido caldo, attimo infinito, dolce dolore, assenza ingombrante, morto vivente, false verità, dolcezza amara.
L'ossimoro è una figura retorica, molto usata soprattutto in poesia, che unisce dal punto di vista sintattico due termini opposti fra loro, dando origine a una sorta di paradosso apparente.
Figura retorica che consiste nell'unione sintattica di due termini contraddittori, in modo tale che si riferiscano a una medesima entità. L'effetto che si ottiene è quello di un paradosso apparente; per es.: lucida follia; tacito tumulto (G.
L'ossimoro (dal greco antico ὀξύμωρον, a sua volta da ὀξύς, «acuto» e μωρός, «ottuso») è una figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. Esempi: disgustoso piacere, illustre sconosciuta, silenzio assordante, lucida follia.