Dopo la metamorfosi nel mito ovidiano, Narciso si trasforma nell'omonimo fiore profumato dai petali bianchi e il cuore giallo/color croco, nato nel punto in cui si è consumato per il proprio riflesso. Eco, consumata dal dolore, si disintegra fisicamente, diventando solo una voce incorporea che si nasconde nei boschi e nelle rocce, capace solo di ripetere le ultime parole altrui.
La ignorò. E lei, lentamente, si spense, fino a diventare solo una voce dispersa nei boschi. Gli dei, disgustati dall'arroganza di Narciso, lo punirono: un giorno vide la propria immagine riflessa nell'acqua e se ne innamorò perdutamente. Incapace di staccarsene, morì lì, guardando se stesso.
Il mito di Eco e Narciso ci aiuta a descrivere e riflettere su un tipo di rapporto di coppia che può presentarsi nella nostra vita. Il fatto di riconoscere alcune dinamiche psicologiche può determinare una maggior coscienza di noi stessi e di conseguenza una maggiore capacità di fare scelte più consapevoli.
Un giorno, mentre il superbo giovinetto si bagnava in un fiume, vide per la prima volta riflessa nell'acqua limpida l'immagine del suo viso. Se ne innamorò perdutamente e per questa ragione tornava di continuo sulle rive del fiume ad ammirare quella fredda figura.
Consumata dal sentimento incontrollabile, Eco si rinchiude in una profonda caverna ai piedi della montagna, dove Narciso era solito andare a cacciare, e da lì continua ad invocare l'amato, che pur udendone il richiamo non avrà mai neanche la tentazione di seguirlo.