Nel Duecento la lingua ufficiale e della cultura era il latino. Il Trecento fu un periodo di fondamentale importanza per l'evoluzione della lingua italiana, infatti in questo periodo prevalse il volgare fiorentino.
Il fiorentino, che all'inizio è solo un volgare fra gli altri e non il più importante, si afferma tra il secondo Duecento e il Trecento come il volgare di maggiore prestigio, che sarebbe poi diventato la base della lingua letteraria italiana, grazie anche a ➔ Dante, ➔ Francesco Petrarca e ➔ Giovanni Boccaccio.
Il volgare, nato alla fine dell'Impero come lingua del popolo, intorno all'anno mille diventa la lingua del commercio e della propaganda religiosa, ma solo a partire dal XIII secolo si impone come lingua letteraria (e quindi scritta). Da qui nascerà la lingua italiana.
La prima esperienza in volgare si ha all'inizio del 200 in Sicilia, alla corte di Federico II che aveva istituito "La scuola siciliana". Qui fu elaborata la lirica d'amore che si ispirava alla poesia cortese provenzale. Questo tipo di poesia esprime una nuova concezione dell'amore che viene definito " Amor Cortese".
Perché in Italia si afferma il volgare fiorentino?
Tra i vari volgari italiani, il tosco-fiorentino si afferma come varietà di riferimento, sia perché i tre più grandi e famosi scrittori in volgare del secolo, ossia Dante, Petrarca e Boccaccio, sono tutti toscani, sia perché nel quattordicesimo secolo Firenze diventa la città italiana più importante a livello economico ...