Domanda di: Priamo Rizzo | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2026 Valutazione: 4.7/5
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L'alimentazione degli antichi romani si basava principalmente sulla "triade mediterranea" (cereali, olio d'oliva e vino), arricchita da legumi, verdure, formaggi e frutta. I ceti poveri consumavano prevalentemente farro, zuppe, olive e pane, mentre i ricchi mangiavano carne (maiale, selvaggina), pesce e salse complesse come il garum.
Alzatosi dal letto all'alba, l'antico Romano faceva colazione con gli avanzi della sera (formaggio, olive, pane, miele), latte fresco e focaccette. Intorno a mezzogiorno, nell'intervallo delle attività nell'Urbe, si mangiava qualcosa dai venditori ambulanti, preferendo cibi caldi d'inverno e freschi d'estate.
Nel corso del tempo, il pane sostituì le zuppe e i piatti divennero più elaborati, con l'introduzione della carne per i più abbienti. Le pietanze romane erano variegate e interessanti, con pesce abbondante, carne di maiale, agnello, pollo, oca, anatra e selvaggina come lepri, cinghiali e pernici.
Gli antichi romani mangiavano la pasta, nella forma ancestrale della lasagna (senza pomodoro ovviamente) e si chiamava lagana. Nella Sicilia araba del IX secolo sembra si preparassero già delle specie di spaghetti, ossia delle paste lunghe. Che sicuramente, se pur con altre farine, si preparavano già anche in Cina.
Le abitudini alimentari dei romani erano molto ben definite: i patrizi e gli aristocratici mangiavano carne, riccamente contornata, il popolo mangiava legumi, pane, olive, formaggi, talvolta un po' di pesce fritto o salato, raramente carne, di pollo o capra.