Le classi subalterne sono gruppi sociali subordinati e privi di una voce politica autonoma, soggetti all'egemonia delle classi dominanti, un concetto sviluppato da Antonio Gramsci per descrivere gruppi come contadini, operai o gruppi marginalizzati, incapaci di articolare una propria visione del mondo e di imporre le proprie esigenze, spesso frammentati e senza una coscienza di classe organizzata, anche se oggi il concetto si applica a nuove forme di esclusione sociale.
Il concetto di subalterno nel postcolonialismo indica una classe del popolo subordinata, più estesa del proletariato vero e proprio, priva di una propria voce a causa dell'egemonia culturale.
Che è subordinato, in sottordine e in diretta dipendenza, rispetto ad altri di grado maggiore, o anche, riferito a istituzioni e sfere di attività, rispetto ad altre di livello superiore: essere, trovarsi in condizione o in posizione s.; avere un ruolo s.; personale s.
Il termine subaltern studies è solitamente usato per indicare un gruppo di ricerca sorto più di venti anni fa in India, presso l'Università di Delhi, la cui produzione storiografica costituisce ormai una delle correnti fondamentali dei cultural studies.
Nel 1988 la studiosa Gayatri Spivak, nel suo saggio “Can the Subaltern Speak?” concludeva che no, i subalterni non possono farlo, perché non hanno accesso a quel mix di linguaggi e strumenti che sono propri di chi detiene il capitale culturale.