Tutte le civiltà del passato hanno sempre cercato di trovare un modo per allontanare i rifiuti. I babilonesi affrontarono il problema intorno all'anno 1000 a.C., quando introdussero nelle città i sistemi fognari per trasportare le acque sporche fuori dai centri abitati.
I rifiuti producono inquinamento: liquami, gas, sostanze tossiche e materiali non biodegradabili possono inquinare aria, acqua, terra. I rifiuti costano: rubano spazio e occorrono risorse umane ed economiche per il loro trattamento, ma anche per rimediare ai danni ambientali e sanitari che producono.
Si dovranno aspettare gli anni a cavallo fra i '60 e i '70 per assistere al successo del movimento ambientalista coronato con il primo Earth Day nel 1970. Fra le motivazioni primarie che hanno determinato l'avvio del riciclo c'era l'esigenza di ridurre la quantità di rifiuti destinati alle discariche.
In attuazione dalla direttiva 75/442 del 1975, il DPR 915 del 1982 stabiliva degli obblighi relativi al riciclo, al riuso e al recupero. La legge 475 del 1988 fu più specifica, istituendo una serie di consorzi obbligatori per il riciclo e imponendo esplicitamente la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.
Il problema è che ci sono pochi impianti adeguati e c'è troppo materiale da smaltire, e la combinazione di questi due fattori – che ha varie cause – sta portando tutto il sistema in una situazione di stallo, non riuscendo più a sostenere lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti in Italia.