Quando non ti tocca la NASpI?

Redazione Pubblicato il

La NASpI non spetta principalmente in caso di dimissioni volontarie (non per giusta causa), risoluzione consensuale (fuori da conciliazioni protette), o quando mancano i requisiti contributivi (meno di 13 settimane nei 4 anni precedenti). Esclusi anche dipendenti PA a tempo indeterminato, lavoratori autonomi/Partite IVA e chi va in pensione.

Quali sono i casi in cui non si ha diritto alla NASpI?

Non hanno diritto alla NaSpi i lavoratori: Page 2 • dipendenti a tempo indeterminato delle P.A; • extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale; • che hanno maturato i requisiti per il pensionamento; • titolari di assegno ordinario d'invalidità.

Quando la NASpI non è dovuta?

Può essere respinta anche nel caso della mancanza del requisito contributivo: se il lavoratore, infatti, non ha maturato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti il diritto alla Naspi non sussiste.

Come faccio a sapere se ho diritto alla NASpI?

possedere almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione; almeno trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti (per gli eventi di disoccupazione a partire dal 2022 non è piu necessario)

Chi si licenzia ha diritto alla NASpI?

In linea generale, chi si dimette non ha diritto alla disoccupazione. Questo significa che, se ti licenzi per tua volontà, per motivazioni puramente personali, magari perché non guadagni abbastanza o perché il tuo lavoro attuale non ti piace più, non hai diritto alla NASpI.

Tempi duri per i furbetti della NASPI: ecco le nuove regole dal 2025 🚫📑

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Quali sono i requisiti per richiedere la NASpI?

I requisiti per richiedere la NASpI includono aver perso il lavoro involontariamente, aver versato contributi per almeno 13 settimane nell'anno precedente all'evento che ha determinato la disoccupazione, essere disoccupati involontariamente, e altri requisiti specifici.

Per quale motivo viene respinta la NASpI?

La Sua domanda non può essere accolta poiché, dai dati attualmente in possesso dell'Istituto e/o sulla base delle dichiarazioni reddituali fornite in sede di domanda, il Suo reddito di lavoro autonomo nell'anno precedente alla presentazione della domanda è superiore a 8.145 euro.

Chi ha diritto alla NASpI nel 2025?

Per poter accedere alla NASpI è necessario: trovarsi in stato di disoccupazione involontaria; aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni antecedenti la cessazione del rapporto di lavoro.

Quando non è prevista la NASpI?

Se il percettore si rioccupa con un contratto che genera un reddito annuo superiore alla soglia di esenzione fiscale, attualmente 8.500 euro, decade dal diritto alla NASpI, a meno che il rapporto di lavoro non duri meno di sei mesi ( circ. n. 94 del 12.05.2015 ).

Come funziona la NASpI nel 2025?

La NASpI 2025 funziona con requisiti e calcoli aggiornati: si basa sulla retribuzione media degli ultimi 4 anni, eroga il 75% di tale media (entro un massimale di 1.562,82 €/mese per il 2025), si riduce del 3% mensile dall'8° mese (6° per <55 anni) e dura metà delle settimane contributive negli ultimi 4 anni. Una novità chiave del 2025 è un nuovo requisito contributivo per chi si è dimesso volontariamente nei 12 mesi prima della disoccupazione involontaria, richiedendo 13 settimane nel nuovo impiego per poter accedere al sussidio.

Cosa cambia con la NASpI nel 2025?

Nel 2025, le principali novità della NASpI riguardano un inasprimento dei requisiti per chi si dimette volontariamente: ora, dopo le dimissioni da un indeterminato, per ottenere il sussidio dopo un successivo licenziamento (anche da un contratto a termine), occorrono almeno 13 settimane di contributi nell'ultimo rapporto di lavoro, non più genericamente negli ultimi 4 anni, per contrastare i furbetti. Durata e importo rimangono simili (max 24 mesi, importo decresce del 3% mensile dal 6°/8° mese), con massimale 2025 a €1.562,82, ma la domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione.

Quali sono i rischi di farsi licenziare?

Ebbene, secondo la Cassazione è giusto che il dipendente che si comporta in modo da farsi licenziare risarcisca al datore il danno pari al ticket Naspi. Affinché ciò avvenga, però, è necessario che il datore intenti una causa contro l'ex dipendente, cosa che non sempre succede per via dei tempi e dei costi.

In quale caso non ti spetta la disoccupazione?

Gli stagisti e i tirocinanti non hanno diritto alla Naspi, in quanto non vengono versati contributi durante il periodo di tirocinio. Anche i lavoratori stagionali che non hanno accumulato almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la cessazione del contratto non hanno diritto all'assegno.

Chi sono i furbetti della NASpI?

È una pratica nota quella dei lavoratori che si assentano illegittimamente dal servizio al fine di indurre il datore di lavoro a procedere al licenziamento con il solo fine di conseguire il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione involontaria NASpI.

Quando non viene accettata la NASpI?

Sono esclusi dalla NASpI i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o di risoluzione consensuale, a meno che non i tratti di dimissioni per giusta causa o di risoluzione consensuale.

Quando l'INPS chiede indietro la NASpI?

L'INPS può chiedere la restituzione della Naspi in caso di erogazioni indebite, dovute a errori o mancanza di requisiti: ecco quando accade, i termini di prescrizione e le possibili soluzioni, dal ricorso alla rateizzazione.

Quali sono i requisiti per accedere alla NASpI nel 2025?

avere almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti, ovvero almeno 13 settimane negli ultimi 12 mesi nei casi in cui l'ultimo evento di disoccupazione si verifichi dopo precedenti dimissioni volontarie/risoluzione consensuale di un contratto a tempo indeterminato.

Quanti mesi si deve lavorare per avere diritto alla NASpI?

almeno 13 settimane di contribuzione, nei 4 anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione.

Quanto si prende al mese con la NASpI?

La NASpI mensile è calcolata al 75% della tua retribuzione media imponibile degli ultimi 4 anni, fino a un massimale, che per il 2025 è di € 1.562,82, ma l'importo preciso dipende dalla tua retribuzione e dal limite annuo di riferimento, riducendosi del 3% ogni mese dalla sesta mensilità (o ottava per over 55). 

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